Le Ville Vesuviane del ‘700

Dr.ssa Tina Marasca

Niccolò Carletti ci informa che già a partire dal XVI secolo, lungo la strada regia, iniziarono a sorgere prodigiose “ville di delizia” dei Nobili e degli agiati cittadini napoletani, erette alla magnificenza e al lusso; ma fu durante il XVIII secolo che si andò sviluppando maggiormente quello splendido insieme architettonico e ambientale che conosciamo con il nome di Ville Vesuviane del Settecento. Infatti, Placido Troyli annota che nel 1749, “fanno corona al palazzo del Re cento altre ville e casini di Principi, di Cavalieri, di Ministri, di Mercadanti, di Avvocati e di altre persone di buon gusto”; e questo sistema di ville, costituisce un bene prezioso non solo storico e sociale, ma anche economico e produttivo.

La vita fu molto intensa sui vari versanti del Vulcano, infatti attorno alla Montagna di fuoco, con vista a destra sul mare, si estesero ruderi di “Ville di delizia” con parchi e giardini, “Domus cultae”, orti botanici e “Ville rustiche”. Gli edifici del versante interno del Vesuvio raccolsero la popolazione dedita all’agricoltura, dato che la maggioranza di queste “Ville di delizia” erano vere e proprie “ville rustiche” o “ville-masserie” (aziende agricole), dove prevaleva la funzione produttiva, e pertanto legate alla coltivazione del fondo agricolo e prive di pretese di eleganza che contraddistingueva le ville della fascia costiera.
Le ville rustiche sorgevano in un area collinare piuttosto lontana dal mare, come ad esempio Villa Petti Ruggiero di Ercolano. Il padrone di questi casini non era un raffinato aristocratico, ma era piuttosto un signorotto di campagna che riprendeva l’antico mestiere del conduttore di fondi, e soggiornava in quei edifici rustici per molti mesi all’anno.
Invece i palazzi costieri, dapprima abitati da pescatori e commercianti marittimi, attirarono l’attenzione dei nobili di scala locale e dei regnanti, i quali diedero vita a una completa ristrutturazione dei fabbricati, dettata proprio dalle nuove esigenze competitive, richieste dal soggiorno estivo della corte. Questi palazzi vengono chiamati “Ville di delizia”, le quali alla funzione produttiva, vanno ad affiancare una condotta di vita più mondana visto che la nobiltà del tempo era prevalentemente dedita ad una vita oziosa e costosa; difatti queste ville divennero sede degli svaghi reali e delle feste di corte.
In realtà, ci spiega lo storico Nocerino, sono molte le residenze già esistenti che cambiano tipologia: da tenuta agricola a villa di rappresentanza. Anche l’architettura cambia: giardini invece di aree coltivate; facciate (come nei palazzi di città) allineate lungo la strada, scenografiche scalinate con archi rampanti sul cortile, terrazze e stucchi aggiunti per rendere l’insieme più prezioso in perfetto rococò napoletano.

Sul territorio del Patto Territoriale del Miglio d’Oro, sono presenti 130 ville, sviluppatesi a partire dall’età del Viceregno, retto dal grande Vicerè, Don Pedro di Toledo (1532-1553) fino a giungere alla metà del XVIII secolo. La gran parte delle nuove residenze sorgono negli ambiti urbani di Portici, Resina, Torre del Greco e S. Giorgio a Cremano, divenuto sotto il dominio spagnolo un fiorente centro di villeggiatura per nobiltà partenopea. Queste ville si dispongono il più delle volte secondo un principio di successione e contiguità, sì da formare vere e proprie quinte urbane. La localizzazione di ville e palazzi nella fascia costiera vesuviana è fortemente legata, come abbiamo visto, alla decisione di Carlo III di Borbone di costruire la nuova reggia estiva nel casale di Portici, per il quale il monarca sancì il privilegio dell’esenzione fiscale che durò fino al 1877. Tale vantaggiosa possibilità spinse molte famiglie aristocratiche napoletane e il clero a stabilirsi nelle località della campagna vesuviana o lungo la costa per tutto il tratto che va dal casale di San Giovanni a Teduccio a Torre del Greco. Del resto tutto lo sviluppo dell’area di Napoli era già favorito dall’editto di Carlo IV del 1717, che consentiva di poter costruire anche senza licenza della Regia Camera. Tuttavia per la realizzazione e ristrutturazione dei palazzi, i nobili scelsero i migliori architetti del tempo e le ville edificate nel primo Settecento sono state eseguite da eccellenti artisti come Ferdinando Sanfelice, Domenico Antonio Vaccaro, Antonio Canevari e Muzio Nauclerio. Invece, quelle eseguite a partire dal 1751, sono quasi tutta opera della scuola romana di Luigi Vanvitelli, Ferdinando Fuga e i minori Giuseppe Astarita e Pompeo Schiantarelli. Verso il secondo dopoguerra le Ville Vesuviane del XVIII secolo sono state protagoniste di un processo di deterioramento accelerato, perdendo i loro caratteri peculiari e la loro originalità, poiché col tempo, accanto agli antichi monumenti, sono sorte industrie locali e sono stati aggiunti quartieri di case di speculazione. Tutto ciò, da decenni, ormai sta distruggendo la vita, una volta splendida e felice, delle ville vesuviane.

Caratteristiche architettoniche delle Ville Vesuviane.

Alcune di queste ville presentano una pianta planimetrica su uno schema a doppia L, tipo Villa Amendola di Portici e Villa Pignatelli Di Montecalvo situata a San Giorgio a Cremano. Esse, inoltre presentano una duplice configurazione, quella frontale dove quasi tutte le ville sono costruite sulla strada, dato che la strada del Miglio d’Oro costituiva l’elemento d’unione con le altre vie, e quindi sono allineate alle altre fabbriche, quasi che si trattasse di un edificio urbano, di una dimora di città o di un palazzo; oppure al contrario, presentano un prospetto extraurbano all’interno, sia se questo prospetto sia rivolto verso il mare, sia se esso sia rivolto verso il Vesuvio o la campagna.
Le Ville, presentano poi parchi spettacolari, ornati con chioschi, boschetti, fontane, spalliere traforate, stemmi, panchine, laghetti, orti, con una serie di busti di marmo; o hanno giardini aromatici, arricchiti di essenze mediterranee e esotiche alquanto rare come accade per la Reggia di Portici, oppure addirittura sono abbellite con parco dei giochi e macchine per esercizi di ginnastica, tipo Villa Favorita la quale deve proprio la sua popolarità a questo parco dei giochi, poiché nei mesi estivi, nei giorni di festa, essi venivano aperti al pubblico determinando grande affluenza di popolo. Spesso nella progettazione del parco, ci si orienta sui modelli francesi ampiamente pubblicizzati in tutta Europa.
All’interno degli edifici vi troviamo sculture e pitture parietali sette e ottocentesche, affreschi con scene mitologiche e allegoriche; molti furono i pittori e i vari artisti che decorarono gli appartamenti, tra cui Vincenzo Re, Giuseppe Bonito, Crescenzo Gamba, Cestaro, Clemente Ruta, Giuseppe Canart, Fischetti, Giuseppe e Gennaro Magri chiamati anche “quadraturisti” piacentini, e sono gli autori degli affreschi eseguiti per la Villa Campolieto di Ercolano.
Le Villa settecentesche sono disposte su più piani per ospitare la numerosa corte, gli ospiti e il seguito. Difatti solitamente sovrapposti al piano terreno si elevano due piani; il piano terra è destinato ai servizi e agli alloggi per la servitù, per i locali delle guardie del corpo, per le attrezzature agricole, per le scuderie, per i depositi di derrate e per le stalle per animali domestici, per le rimesse per carrozze, per le cucine e le lavanderie; mentre il primo piano è interamente occupato dall’appartamento reale ben arredato e i saloni di ricevimento erano collegati con terrazzi e terrazzini che consentivano di ammirare il panorama sia dal lato del mare che da quello della campagna e del Vesuvio. Le camere reali non erano dotate di una propria riservatezza: al contrario, il programma figurativo si risolve, anziché nella ricerca di una privacy, nella scenografia magnifica di atrii e passaggi, di scaloni, di viali, coffee house, padiglioni, gazebo e belvederi…

 

VILLE SETTECENTESCHE DI S. GIORGIO A CREMANO.

Per quanto riguarda S. Giorgio a Cremano oggi sul territorio si ergono ben 30 ville vesuviane del XVIII secolo. Di queste 27 sono di proprietà privata e tre sono passate all'Amministrazione Comunale. Tra le ville vesuviane sangiorgesi  si distinguono Villa Pigantelli di Montecalvo (opera dell'architetto Ferdinando Sanfelice); Villa Borrelli, Villa Tufarelli, Villa Lignola, Villa Avallone-Tuffarelli, Villa Cerbone Cariati, Villa Bruno (attualmente proprietà del Comune che, dopo averne curato il restauro, ha eletto la splendida residenza come Palazzo della Cultura vesuviana, luogo di eventi e sede ufficiale del -Osservatorio sulla Comicità); Villa Righetti, Villa Salvetelli, Villa Menale, Villa Leone, Villa Galante, Villa Sinicropi, Villa Caracciolo di Forino (oggi Casa delle Figlie della Visitazione); Villa Falanga (attualmente sede permanente della Città dei Bambini e delle Bambine, laboratorio locale dell'analogo progetto nazionale per la promozione delle politiche a sostegno dell'infanzia e dell’adolescenza) e Villa Vannucchi (in fase di restauro conservativo e, una volta ultimati i lavori, sarà destinata alla formazione superiore). La storica Villa Vannucchi fu dimora della nipote di Gioacchino Murat ed è, per estensione, tra le più grandi ville settecentesche italiane. Nelle sue sale e nel suo giardino, secondo per estensione solo al Real bosco di Portici, era solita ritrovarsi la Napoli “murattiana” del tempo.

 

VILLE SETTECENTESCHE DI PORTICI.

Nel Comune di Portici le Ville principali sono: Villa Reale, Villa d’Elboeuf, Villa Meola d’Anza, Villa Menna, Collegio Landriani, Villa Ragazzino in via Dalbono; Palazzo al Corso Garibaldi 101, Esedra Villa Buono, Villa Mascolo, Palazzo Ruffo di Bagnara, Palazzo Sorvillo già Basile; Palazzo Serra di Cassano, Palazzo Capuano già Stigliano, Palazzo Valle, Villa d’Amore, Palazzo Evidente, Palazzo Starita.

 

VILLE SETTECENTESCHE DI ERCOLANO O RESINA.

Proprio lungo la strada Regia, oggi corso Resina, numerose sono le Ville settecentesche, e quelle principali sono: Villa Favorita (1786), che con il suo meraviglioso parco sul mare fu denominata la "Favorita" dalla regina Maria Carolina d'Austria in ricordo della sua prediletta dimora di Schonbrunn; Villa Ruggiero (1750), che ubicata lontano dal mare, appartiene alle cosiddette dimore rustiche legate un tempo ad attività produttive di tipo agricolo. Tra le più belle, importanti e famose ville vesuviane spicca Villa Campolieto, non lontana dalla Reggia di Portici e contigua alla Villa Favorita, è una splendida residenza sul mare edificata nel 1755 dal famoso architetto Luigi Vanvitelli; Villa Signorini già Andrei Alfano; Villa Signorini già Granito di Belmonte; Palazzo Tarascone, Villa Aprile già Riario Sforza; Villa Marchesi Arena, Villa de Bisogno Casaluce, Villa Durante, Villa Passaro, Villa Lucia, Villa Manes Rossi, Palazzo Municipale.

 

VILLE SETTECENTESCHE DI TORRE DEL GRECO.

Torre del Greco, è una cittadina alle falde sud occidentali del Vesuvio, affacciata sul golfo di Napoli, e anche in questo comune, lungo il corso Vittorio Emanuele si possono ammirare alcune ville vesuviane del Miglio d’Oro: Villa Bruno Prota, Palazzo Vallelonga, Villa del Cardinale, Palazzo Cicchella già Aurisicchio; Villa Ercole, Palazzo Petrella, Palazzo Salvatore, Villa San Gennariello, Villa Solimena e Villa delle Ginestre dove soggiornò Giacomo Leopardi (ora di proprietà dello Stato italiano).

(tm)

Altri articoli correlati:
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» La Reggia di Portici
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» Gli scavi di Ercolano

Bibliografia.

● URBANO CARDARELLI, PAOLO ROMANELLO, ARNALDO VENDITTI, Ville Vesuviane. Progetto per un patrimonio settecentesco di urbanistica e di architettura,  Electa Napoli.
● CESARE DE SETA, Ville Vesuviane, Milano, Rusconi immagini, 1980.
● N. NOCERINO, La Real Villa di Portici, Napoli 1787.
● PIERRO, Il Miglio d’Oro, Monumenti e Miti della Campania Felix, Il Mattino, 1996.
● P. TROYLI, Istoria generale del Reame di Napoli, ivi 1745-52, tomo IV, 1749, parte I.
● BARBERA F., La scelta strategica del Real sito di Portici, in Città di Portici, 2000.
● VALLE A. E BARBERA F., Il territorio storico della città vesuviana, struttura urbana e sviluppo della fascia costiera. Edizioni del Laboratorio ricerche e studi vesuviani, 2002.

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