Nevia Buommino - Frammenti di vita
Letture

UN INVITO ALLA LETTURA

 

«Un libro deve essere il piccone per il mare di ghiaccio che è dentro di noi»
(Franz Kafka)

«Costruire un porto, significa fecondare la bellezza d’un golfo. Fondare le biblioteche, è [invece] come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire» (Marguerite Yourcenar)

«Il destino di molti uomini dipese dall’esserci o non esserci stata una biblioteca nella loro casa paterna» 
(Edmondo De Amicis)

«In un biblioteca tu sei libero, non sei confinato in un determinato spazio e tempo. Essa è la più democratica fra le istituzioni perché nessuno - ma nessuno in assoluto - può dirti cosa, quando e come leggere»
(Doris Lessing)

La mia biblioteca

In questa sezione elenco alcuni degli autori che hanno segnato una tappa della mia crescita intellettuale, riportando dell’opera per me più significativa un passaggio esemplare. È evidente che questa enumerazione non rispecchia la mole di libri che nella mia vita ho avuto la fortuna di leggere. Certamente alcuni mi sfuggiranno nel ricordarli, o li tralascerò volutamente, perché rappresentano il normale bagaglio culturale di una persona che ha fatto studi classici, non per questo tuttavia reputandoli meno importanti, ma senz’altro propedeutici a quella forma mentis che oggi m’appartiene. È mia convinzione, infatti, che la lettura comunque e qualunque sia, arricchisca la nostra esperienza e faccia più di quanto la televisione non compia su passivi spettatori. Infatti, l’attuale biblioterapia, già nota all’inizio del Novecento, non fa altro che riportare in vita una pratica nota sin dai greci i quali consideravano la lettura una «medicina per l’anima». Per me leggere come scrivere è stato un atto creativo, attraverso il quale la mente misurandosi con un mondo immaginario ha saputo trarre risposte e regole per la realtà: una sorta di maieutica socratica con la quale ho imparato via via a conoscermi meglio.

Ippolito Nievo, Le confessioni di un italiano
Il protagonista Carlino alla sua Pisana:
«Tu fosti come l’onda che va e viene sul piede arenoso dello scoglio. Saldo come la rupe io l’attesi sempre; non mi sdegnai degli oltraggi, accolsi modestamente le carezze ed i baci. Il cielo a te avea dato la mutabilità della luna; a me la costanza del sole; ma gira e gira ogni luce s’incontra, si ripete, s’idoleggia, si confonde. E il sole o la luna nell’ultima quiete s’adageranno eternamente rilucenti e concordi»

Benedetto Croce, De Senectute
«Si sono scritti trattati sull’argomento, da quello di Cicerone al saggio di Jacopo Grimm. Ma non sussiste un problema filosofico della vecchiezza, come la s’intende, nel senso naturalistico. La vita tutta s’intesse di continui esaurimenti e invecchiamenti; e sono noti i poeti presto finiti, coloro che si sopravvivono in verde età, e simili. C’è bensì il problema del contrastare all’invecchiamento in generale; e questo è problema etico ed appartiene a ogni età della vita fisiologica. Si dice che i vecchi non trovano gusto in cosa alcuna, che sono indifferenti ecc.; ma lo stesso accade in giovane e in adulto, e vi sono precoci vecchi e vecchi che si serbano giovani. Per serbarsi giovane, bisogna non contrastare la morte di quello che è morte o sta morendo, ma promuovere nuove forme di vita. Vecchi davvero sono coloro che si ostinano a fare ciò che altra volta fecero con lode e che ora non possono fare più e non è da fare. E, pur di far bene, non bisogna guardare al genere di quel che si fa. Non sempre si può avere un gran teatro a disposizione e rappresentarvi un gran dramma, anche quando ciò sia accaduto in passato. Bisogna, in questo caso, appagarsi di un piccolo teatro e di più modeste opere».

Italo SvevoLa coscienza di Zeno
«La vita attuale è inquinata alle radici. L’uomo s’è messo al posto degli alberi e delle bestie ed ha inquinata l’aria, ha impedito il libero spazio. Può avvenire di peggio. Il triste e attivo animale potrebbe scoprire e mettere al proprio servizio delle altre forze. V’è una minaccia di questo genere in aria. Ne seguirà una grande ricchezza... nel numero degli uomini. Ogni metro quadrato sarà occupato da un uomo. Chi ci guarirà dalla mancanza di aria e di spazio? Solamente al pensarci soffoco! Ma non è questo, non è questo soltanto. Qualunque sforzo di darci la salute è vano. Questa non può appartenere che alla bestia che conosce un solo progresso, quello del proprio organismo. Allorché la rondinella comprese che per essa non c'era altra possibile vita fuori dell’emigrazione, essa ingrossò il muscolo che muove le sue ali e che divenne la parte più considerevole del suo organismo. La talpa s’interrò e tutto il suo corpo si conformò al suo bisogno. Il cavallo s’ingrandì e trasformò il suo piede. Di alcuni animali non sappiamo il progresso, ma ci sarà stato e non avrà mai leso la loro salute. Ma l’occhialuto uomo, invece, inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se c’è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca in chi li usa. Gli ordigni si comperano, si vendono e si rubano e l’uomo diventa sempre più furbo e più debole. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione della sua debolezza. I primi suoi ordigni parevano prolungazioni del suo braccio e non potevano essere efficaci che per la forza dello stesso, ma, oramai, l'ordigno non ha più alcuna relazione con l'arto. Ed è l’ordigno che crea la malattia con l’abbandono della legge che fu su tutta la terra la creatrice. La legge del più forte sparì e perdemmo la selezione salutare. Altro che psico-analisi ci vorrebbe: sotto la legge del possessore del maggior numero di ordigni prospereranno malattie e ammalati. Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi esistenti saranno considerati come innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po' più ammalato, ruberà tale esplosivo e s'arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie».

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