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- Tutta colpa di quella maledetta bambola! - urlò mamma Tonia, mentre il dottore con pazienza visitava la piccola Maria febbricitante. - È una malattia che ha per quella pezza di bambola, brutta e insignificante! - continuava a sbraitare la donna mostrando sul comodino accanto al letto il corpicino senza anima di Carlotta. Maria se ne stava buona e silenziosa, attendendo la fine di quella visita con pazienza proverbiale, mentre con la coda dell'occhio seguiva i movimenti isterici di sua madre, perché non facesse del male alla sua Carlotta. Era vero, non era una bellezza di bambola e per questo l'aveva scelta come regalo nel giorno del suo compleanno, comperandola nel negozio di giocattoli sotto casa. Da tempo s'era accorta che quella piccola bamboletta di pezza restava lì in vetrina, inosservata e mai adottata da nessuna bambina. Aveva tenerezza per quell'esserino inanimato, perché le ricordava se stessa. Sapeva di non essere bella come le altre bambine, era goffa, sgraziata, cresciuta in fretta tanto da sembrare già una donnina, malgrado i suoi dieci anni; forse proprio per questo motivo, pensava, sua madre la trascurava tanto, non elargendole che rari sprazzi di affetto. Così, Maria nella sua fantasia s'era trasposta in Carlotta, dando a lei tutto quello che non riceveva da sua madre. Così, nella vita che avrebbe voluto, Carlotta era lei. Maria era molto affettuosa con la sua bambola, sempre presente e attenta ad ascoltare le sue esigenze. La pettinava con cura, facendole delle treccine con dei bei fiocchi e quando la vestiva a volte le faceva il solletico per farla ridere. Aveva sempre il tempo di ascoltare le sua paure, i suoi dubbi e cercava con calma le risposte da dare alle sue domande. Carlotta non era una stupida bambina come invece mamma Tonia diceva a Maria, quando non voleva che sua figlia si impicciasse delle sue questioni. Al contrario lei e Carlotta erano molto amiche e potevano confidarsi segreti importanti, perché c'era una cosa che Maria aveva capito subito, nonostante la sua giovane età: un bambino è già un individuo che merita rispetto e dignità, anche se il suo corpicino è piccolo e i suoi ragionamenti semplici. “Bisogna avere pazienza con i bambini”, pensava Maria mentre ascoltava il linguaggio complesso di quel dottore che ora spiegava a sua madre che medicine comprare. “I bambini chiedono amore e attenzione” si ripeteva mentalmente, fissando negli occhi quell'uomo di mezza età che sembrava quasi leggerle nel pensiero. - Glielo dica anche lei, dottore, che non deve far più sciocchezze – aggiunse con tono perentorio sua madre – che i miei problemi già sono tanti... guardi che ora s'è fatta! Con tutto quello che avevo da fare oggi! Non crescerai mai, figlia mia! Quanta pena mi dai - aggiunse la donna, accentuando nella voce una finta dolcezza che risultò stridente coi movimenti scomposti delle sue mani. Ma Maria conosceva sua madre, l'ipocrisia della sua condotta, l'aridità dei suoi sentimenti, e non occorreva essere grande per capirlo. Un bambino intuisce in fretta chi lo ama e chi no, e per questo Maria non aveva perdonato sua madre per non aver partecipato lo scorso Natale alla sua recita. Così quando Carlotta le aveva chiesto di assistere al suo spettacolo teatrale di fine anno, Maria, malgrado l'influenza, non aveva esitato ad uscire per andare a comprare dei nastri rosa per far bella la sua bambola per il giorno del grande evento. In fondo, si sa, le mamme anche se lavorano, anche se hanno la febbre, fanno sacrifici per rendere felici i loro figli. Così, ora, Maria non era spaventata all'idea delle punture che le avrebbero fatto per la guarigione, nella sua memoria la rincuorava il ricordo di Carlotta che era la più bella ed elegante allo spettacolo delle bambine fantastiche del suo mondo immaginario: la vita che avrebbe voluto vivere.
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