Funiculý, FuniculÓ

Dr.ssa Tina Marasca

Pescatori con Vesuvio sullo sfondo (F. Buommino)

Pescatori con Vesuvio sullo sfondo
(F. Buommino)

Il giornalista Marino Niola definisce il Vesuvio: “fantasia poetica e presenza terrificante, motivo di inquietudine e illustrazione da cartolina, oggetto di devozione e oggetto di scienza, ispirazione per la canzone e location per il cinema. [  ] ╚ una montagna di fuoco spiata, temuta, venerata, narrata, cantata quale simbolo della potenza schiacciante della Terra”. (Marino Niola, in La Repubblica, 2 aprile 2006). Il nostro vulcano ha ispirato infatti canzoni, testi poetici e narrativi. Proprio per celebrare la prima funicolare del Vesuvio, nel 1880 fu composta Funiculý FuniculÓ, canzone scritta dal giornalista Peppino Turco e musicata da Luigi Denza, divenuta poi una melodia famosa in tutto il mondo.

Secondo i critici musicali, tale melodia segn˛ nel 1880 la nascita della canzone napoletana moderna. La canzone fu composta per celebrare la prima funicolare vesuviana, inaugurata proprio in quello stesso anno, ma costruita nel 1879, quando l'ingegnere ungherese Ernesto Emanuele Oblieght aveva manifestato vivo interesse per la realizzazione di un sistema che permettesse di raggiungere tranquillamente senza intralci l’altezza della montagna.

La canzone venne cantata alla festa di Piedigrotta, anche se la prima esecuzione del testo canoro avvenne a Castellammare di Stabia il 6 giugno 1880. Il testo doveva pubblicizzare il nuovo mezzo di trasporto della funivia e renderlo noto sia ai turisti che agli stessi napoletani. Soprattutto questi ultimi sembravano restii a raggiungere la cima del Vesuvio con la funicolare, loro che da anni erano abituati a percorrere i campi e i tortuosi sentieri del vulcano solo a piedi oppure servendosi degli asini e dei portantini. La canzone quindi doveva invogliare le persone a provare le nuove emozioni, sensazioni, brividi che la funicolare prometteva: la gente, salendo sulla funicolare, avvertiva l’emozione di restare sospesi in aria, (sembrava proprio di volare) e “mentre tutto girava intorno”, si poteva godere dall’alto “la vista del Golfo di Napoli, della Francia e della Spagna”; si provava dunque anche il tremolio di fantasticare con la mente, viaggiando verso mete molto lontane dai confini campani.

La funicolare era un sistema di trazione usato per superare dislivelli contorti e quindi per raggiungere la sommitÓ del cono del Vesuvio per mezzo di una grossa fune metallica che trasportava il veicolo in salita e in discesa. Il sistema permise a molti turisti dal 1880 al 1944, (anno dell’ultima eruzione durante la quale la funicolare venne del tutto distrutta), di visitare e ammirare da vicino il vulcano attivo. Si ricorda che a sostituire in seguito la funicolare del Vesuvio ci furono dapprima la ferrovia e poi la seggiovia vesuviana, quest’ultima attiva dal 1953 al 1984 (la seggiovia era un mezzo di trasporto costituito da seggiole mobili agganciate ad una fune metallica). (tm)

Funiculý, FuniculÓ
(Musica di Luigi Denza, testo di Peppino Turco, 1880)

Testo originale in napoletano

traduzione in italiano

Aieressera, NanninŔ, me ne sagliette,
tu saie addˇ? Addˇ 'stu core 'ngrato cchi¨ dispiette farme nun p˛! Addˇ lo fuoco coce, ma si fuje te lassa stÓ! E nun te corre appriesso, nun te struje, 'ncielo a guardÓ!...Jammo, jammo,  'ncoppa, jammo ja', funiculý, funiculÓ!



Ne'... jammo da la terra a la montagna!
no passo nc'e'! Se vede Francia, Proceta e la Spagna... Io veco a tte!
Tirate co la fune, ditto 'nfatto, 'ncielo se va.
Se va comm' a lu viento a l'intrasatto, gue', saglie sa'! Jammo, jammo 'ncoppa, jammo ja',
funiculý, funiculÓ!
 

Se n'Ŕ sagliuta, oi NŔ, se n'Ŕ sagliuta
la capa giÓ! ╚ gghiuta, po' Ŕ turnata, po' Ŕ venuta... sta sempe 'ccÓ!
La capa vota, vota, attuorno, attuorno,
attuorno a tte! Sto core canta sempe nu taluorno
Sposammo, oi NŔ! Jammo 'ncoppa, jammo ja',
funiculý, funiculÓ!

Ieri sera, Annina, me ne salii,
tu sai dove? Dove questo cuore ingrato non pu˛ farmi pi¨ dispetto! Dove il fuoco scotta, ma se fuggi ti lascia stare!
E non ti corre appresso, non ti stanca,
a guardare in cielo!... Andiamo su, andiamo andiamo, funiculý, funiculÓ!

Ne’…Andiamo dalla terra alla montagna! Non c'Ŕ un passo! Si vede Francia, Procida e la Spagna...Io vedo te!
Tirati con la fune, detto e fatto, in cielo si va.
Si va come il vento all'improvviso, sali sali! Andiamo, andiamo su, andiamo, andiamo,
funiculý, funiculÓ!

Se n'e' salita, Annina, se n'Ŕ salita
la testa giÓ! ╚ andata, poi Ŕ tornata, poi Ŕ venuta... sta sempre qua!
La testa gira, gira, intorno, intorno, intorno a te!
Questo cuore canta sempre un giorno Sposami, Annina!
Andiamo su, andiamo, andiamo,
funiculý, funiculÓ! funiculý, funiculÓ!

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