Il teatro e la festa di Carnevale (3)

L’importanza della maschera

La maschera in passato, non fu vista solo come “segno di travestimento”, ma anche come “segno di crudele trasgressione” e come “segno di libert di azione”, infatti gli uomini approfittavano della maschera per coprirsi il volto e non riconosciuti commettevano azioni dannose, atti scellerati e vandalici di ogni genere, furti vari, omicidi e disumane vendette. Basti ricordare che durante il Carnevale Napoletano di fine Seicento, si prese l’abitudine di bersagliare preti, di uccidere soldati, di compiere tanti omicidi. Inoltre la maschera consentiva anche di capovolgere i ruoli sociali e di evadere dal proprio status; i servi indossando ad esempio i panni dei loro signori potevano illudersi di aver effettuato (seppure per un breve istante) un’ascesa sociale e di essere diventati domini (signori) per un giorno. Nel secolo XVIII, a Napoli, le dame si divertivano ad indossare i panni delle loro ancelle e fare baldoria per le strade vestite da popolane, tanto avendo il viso mascherato non sarebbero state riconosciute da nessuno. Nel creare le maschere ci si poteva ispirare ai costumi d’epoca, ai personaggi reali, storici, di fantasia, e cos via.

Ancora oggi le maschere sfilano sotto una strabiliante pioggia di coriandoli, di fuochi e stelle filanti, tra mille artisti, musiche, suoni e colori. Le maschere si esibiscono su variopinti carri carnevaleschi in molte citt del mondo, come Rio De Janeiro, Venezia, Putignano, Roma, Ivrea, Viareggio, ecc. Anzi i medesimi carri, che “rappresentano storie del passato e leggende antiche”, sembrano dei veri e piccoli teatrini, grazie alle loro strepitose coreografie, scenografie e ai loro straordinari allestimenti.

I ritornelli e i motti Carnevaleschi pi noti

Chi, come me, da bambino non ha imparato a memoria o non ha cantato almeno una delle tante filastrocche carnevalesche che le buone maestre ci insegnavano in prossimit del Carnevale? Io, personalmente ancora oggi ricordo il famoso motto:<< Carnevale ed ogni scherzo vale…>>; o ancora il ritornello della canzoncina “I Burattini” << [  ] Che gioia i burattini! Pulcinella ed Arlecchino, Stenterello e Meneghino, con Brighella e Pantalone, Colombina, e Balanzone, fanno ridere i bambini. Viva, viva i burattini!>>; ed infine non posso fare a meno di citare la popolare filastrocca scritta dall’illustre poeta Gabriele D’Annunzio, “Carnevale vecchio e pazzo”: <<Carnevale vecchio e pazzo s’ venduto il materasso per comprare pane, vino, tarallucci e cotechino. E mangiando a crepapelle la montagna di frittelle gli cresciuto un gran pancione che somiglia ad un pallone. Beve, beve all’improvviso gli diventa rosso il viso poi gli scoppia anche la pancia mentre ancora mangia, mangia. Cos muore il Carnevale e gli fanno il funerale: dalla polvere era nato e di polvere tornato>>.

(tm)

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