Il Miglio d’Oro

Dr.ssa Tina Marasca

L’area vesuviana è da secoli oggetto di considerazione per le numerose ricchezze naturali e per il grande patrimonio storico-architettonico che hanno fatto di questo territorio uno dei paesaggi classici del Mediteranno, in cui storia e leggenda, realtà e fantasia hanno sempre convissuto. Qui, intorno al Vulcano, sia sul versante costiero che nelle zone interne, si svilupparono le famose città vesuviane e i Comuni come Portici, Ercolano, Torre del Greco e Torre Annunziata, lungo la fascia costiera, chiamati dagli esperti Comuni Costieri. Questi quattro comuni, oggi fanno parte della cosiddetta Area del Patto Territoriale del Miglio d’Oro.

La popolazione residente nell’Area del Patto Territoriale del Miglio d’oro ammonta, secondo i dati ISTAT 2001, a circa 300.000 abitanti, distribuiti su un territorio esteso di 58,93 kmq; pertanto si registra una elevata densità abitativa, con punte di 13.900 abitanti nel comuni di Portici, e 12.848 abitanti in quello di San Giorgio a Cremano. Va ricordato che negli anni ’70 e ’80, Portici diviene il comune più popolato al mondo dopo Hong kong e Shanghai. Però stando a quello che dicono gli storici, già nei secoli addietro l’area Vesuviana era densamente popolata; edifici, casini, fabbriche, sorsero incuranti attorno allo << Sterminator Vesevo >>;una prodigiosa popolazione – ci informa Giuseppe Maria Galanti - con la sua industria veste di ricca vegetazione luoghi già arsi e devastati”.
L’antica densità di popolazione nella zona vesuviana la si deve, dunque, alla presenza di innumerevoli attività, spesso incompatibili tra loro: agricoltura, industrie metallurgiche e meccaniche, industria alimentare, imprese commerciali e turistiche; sebbene però, fin dai tempi remoti, l’attività prevalente era quella agricola, legata soprattutto alla produzione di frutta, di uva da tavola e da vino. Frutteti e vigneti erano una costante del paesaggio vesuviano, tanto che nei campi vesuviani è rimasto vivo l’antico culto latino per il vino.
Si narra la leggenda che Gesù Cristo quando arrivò sul Vesuvio si affacciò sul panorama e vedendo un cielo così trasparente e un mare di cristallo, esclamò: “Che paradiso!” aggiungendo subito: “però gli uomini che mascalzoni….!” E pianse. Quelle lacrime bucarono la crosta di lava, scesero nel profondo e da esse nacquero le viti gravide d’uva che diventò vino, battezzato inevitabilmente Lacrima Christi; oggi noto vino vesuviano in tutta Europa (Pietro Gargano).

Ritornando al «Miglio d'Oro», precisiamo che esso è quel tratto di strada che una volta collegava Napoli con la “Strada Regia della Torre Ottava” (o Strada delle Calabrie) ed era fiancheggiato, lungo quel tratto di costa, da stupende ville settecentesche, realizzate in stile barocco napoletano e volute dall’aristocrazia partenopea.
L’itinerario delle “ville di delizia”, ha inizio dai quartieri di San Giovanni a Teduccio e procede verso i confini di Torre Annunziata. Questo miracolo architettonico e paesaggistico sorto alle falde del Vesuvio è stato realizzato nei primi decenni del Settecento, quando la regina Maria Amalia di Sassonia, figlia del re Augusto III di Sassonia, ebbe modo di ammirare presso la villa paterna di Dresda, due meravigliose statue acquistate dal padre e indicate come «Ercolanesi» per la loro provenienza da Ercolano, una delle città sotterrate dal Vesuvio nel 79 d. C. e al tempo ancora sepolte dalla lava. Dunque, secondo una famosa leggenda, l’origine e il diffondersi delle Ville Vesuviane è un fenomeno da attribuire alla volontà della Regina Maria Amalia, dato che quest’ultima, andata sposa al giovane re Carlo III di Borbone, propose al marito di far costruire per lei un “palazzo di delizie” posto nelle vicinanze del piccolo porto del Granatello a Portici. Questo luogo antico, non solo era circondato dall’incantevole mare, ma era anche ricco di antiche sculture, di sfarzosi edifici, ma anche dal Vulcano, dalla pianura e da fertili terre, adatte persino alla caccia, una delle più grandi passioni del re. Allora, la regina Maria Amalia, ammirando la bellezza del luogo e rimasta affascinata da tutto ciò decide di far sorgere, in quel gradevole posto, una villa reale.

(tm)

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Bibliografia.
● N. NOCERINO, La Real Villa di Portici, Napoli 1787.
● PIERRO,Il Miglio d’Oro, Monumenti e Miti della Campania Felix, Il Mattino, 1996.
● LUIGI BALZANO, I 13 Comuni del Parco Nazionale del Vesuvio, Agenda dei Comuni Vesuviani 2007, 15a Edizione.
● ROBERTO DI STEFANO, Il Miglio d’oro: Itinerario fotografico attraverso le ville vesuviane.Napoli, Il laboratorio edizioni, 1979.
● PIETRO GARGANO, a cura di Vincenzo Proto, il Vesuvio e il Miglio d’Oro: San Giorgio a Cremano, Portici, Resina. Torre del Greco, Electa, Napoli 1995

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